Il mondo delle cose senza nome
A Genova, al Teatro della Corte il 6,7, 8 maggio 2009.
Andrea non lo sa, ma da quando è nato – non molti anni fa – ci ha fatto un sacco di regali. L’ultimo è uno spettacolo teatrale «Il mondo delle cose senza nome», che il pubblico ha avuto finora solo poche occasioni
per vedere: dal 18 al 21 ottobre 2007 al teatro Nazionale di Roma. Andrea è un bambino, sulla scena compare solo in alcuni video, ma è il vero protagonista. Lo spettacolo è tratto dal libro scritto da sua madre, Daniela Rossi, e racconta la nascita del piccolo, la scoperta della sua sordità e la battaglia durissima, commovente, terribile per consentirgli di conquistare il linguaggio. II libro, edito da Fazi, s’impose per il coraggio della sua autrice: capace di fare della sua vicenda personale una storia esemplare di solitudine, violenza e riscatto, perché di fronte alla sofferenza di un figlio si è sempre soli, perché essere differenti produce violenza a cominciare da quella culturale delle terapie, però esistono giacimenti di amore sconosciuti cui attingere forze misteriose se i protagonisti di questa storia non si sono mai arresi. Attraverso il racconto materno, Andrea ci ha regalato alcune lezioni difficili da ignorare: prima di tutto aprendoci gli occhi sui percorsi della comunicazione.
Proprio lui, figlio di una psicologa e di un giornalista, doveva ricordarci che la comunicazione verbale è molto ma non è tutto. Ma soprattutto che pretendere di parlare con la testa, ignorando il cuore, è una presunzione che ci costa una sordità di cui siamo del tutto inconsapevoli. Questo ci raccontavano le parole di Daniela Rossi, quando sono finite in mano ad una artista delicata e sensibile come Anna Rita Chierici: è sua la riduzione teatrale del testo, sua 1′interpretazione vibrante che propone agli spettatori una madre carnale e profonda. Forse, per la sua bravura e la potenza del testo, sarebbero bastati un riflettore e una quinta nera. Invece lo spettacolo prodotto dal Teatro dell’Opera di Roma è molto di più. Quattro musicisti (Sergio Oliva, Antonio Cauteruccio, Vittorio Quinquennale e Mario Di Staso) portano in scena la musicalità seducente e terribile del suono. I ballerini del Teatro dell’Opera, con le coreografie di Riccardo Di Cosmo, offrono la levità del movimento e pause indispensabili alla commozione. Il regista Nello Cioffi, grazie alla scenografia di Michele Della Cioppa, ha potuto inserire nel ritmo della parola, l’emozione delle immagini. Quelle di Andrea, prima di tutto, è l’ennesimo regalo di questo bambino.
È davvero difficile davanti al suo sorriso incantato, sfuggire alla sensazione che il problema non sia la sordità ma la nostra incapacità di ascoltare. Abbiamo così tanta fretta e siamo così bravi a costruire infrastrutture
di pregiudizi, da impedirci ogni sorpresa. Sopraffatti dalla banalità del nostro conformismo, rimaniamo attoniti davanti a questo spettacolo, all’energia di Anna Rita Chierici e alla sua capacità di non concedere al suo personaggio nessuna scorciatoia, nessun vezzo, nessuna smanceria: racconta la sua storia a ciglia asciutte, con una forza primitiva. Alla fine l’unica vera domanda è perchè spettacoli come questo debbano esaurirsi in
repliche da amatori e non abbiano la possibilità di essere visti dal pubblico che meritano. Forse non è vero che Andrea è inconsapevole, forse lui 1′ha sempre saputo che ci volevano la sua battaglia e il suo sorriso
per indicare il confine della nostra inadeguatezza, spingerci ad essere un poco migliori. E perfino a essere indulgenti verso le nostre inabilità: sono così tante. Paolo Fallai (Le foto che illustrano il testo sono di Corrado
Maria Falsini).